Commento al Vangelo di don Battista Borsato

IV domenica di Avvento

La crisi di Giuseppe sposo di Maria

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele”, che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e pese con sé la sua sposa

(Mt 1, 18-24)

Q

uesta quarta domenica di Avvento è segnata principalmente dalla persona di Giuseppe. Egli è sposo di Maria, sposo perché aveva “celebrato” la prima fase del matrimonio che consisteva nella promessa ufficiale davanti alle famiglie ed era un “si” che impegnava tutta la vita. La coabitazione, che era la seconda fase, avveniva di solito dopo un anno: anno di preparazione affettiva e abitativa della coppia. In questo anno l’eventuale infedeltà era duramente proibita e condannata con la lapidazione.

G

iuseppe proprio in questo periodo di non coabitazione viene dolorosamente a conoscenza che Maria è incinta. La sorpresa e la delusione di Giuseppe sono amare. Egli non sa nulla dell’annunciazione che è riportata nel Vangelo di Luca, ma non in quello di Matteo a cui appartiene l’episodio di oggi. E probabilmente Maria non ne avrà parlato a Giuseppe. Perché non ha parlato? Forse voleva che fosse Giuseppe stesso a fare un cammino personale di interpretazione per trovare la risposta. In realtà se anche Maria avesse detto a Giuseppe che il bambino che era in lei proveniva dallo Spirito Santo, non era sicura che le avrebbe creduto. Il silenzio di Maria è un attendere che sia Dio stesso a trovare le strade per svelarsi a Giuseppe.

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omunque Giuseppe è in forte crisi e in una oscurità desolante. Come si comporta? Vediamo alcuni suoi atteggiamenti nel modo di affrontare la crisi.

  • “Giuseppe suo sposo, poiché era un uomo giusto non voleva accusarla pubblicamente”. È strano l’abbinamento di “uomo giusto” e il non “accusarla pubblicamente”. Se era giusto, cioè obbediente alla legge doveva accusarla e ripudiarla. Se non lo fa allora vuol dire che la parola “giusto” ha un significato diverso come vedremo, più profondo e più vero.

L’atteggiamento più sorprendente è che di fronte al fatto di Maria, Giuseppe non condanna, non giudica, ma si mette a pensare. Riflette. Questo dovrebbe valere per tutti: per gli sposi, per i genitori, gli educatori. Di fronte a situazioni che ci stordiscono e ci amareggiano non subito condannare o ripudiare, ma mettersi a pensare per capire il perché. Molti fatti o comportamenti che ci disorientano possono derivare da condizionamenti, da momenti personali critici o anche da situazioni esterne che possono risultare positive. Prima di condannare, pensare, voler capire. Questo avviene soprattutto quando c’è l’amore. Se c’è l’amore verso una persona, prima di colpirla, si cerca di comprenderla e trovare vie di empatia. Un giudizio troppo precipitoso compromette una relazione. La prima grandezza che traspare in Giuseppe è il pensare. Egli si differenzia dalla mentalità maschile che è culturalmente impulsiva e subito portata a condannare.

  • Ecco, gli appare in sogno un angelo…”non temere di prendere con te Maria…il bambino viene dallo Spirito Santo”. Questa è detta l’annunciazione a Giuseppe in parallelo a quella di Maria riportata da Luca. E qui ci urge una domanda: “Giuseppe ha scoperto che il bambino proveniva dall’azione dello Spirito Santo perché un angelo in maniera visibile e miracolistica glielo ha rivelato? Oppure Giuseppe è arrivato a questa consapevolezza perché è entrato nella sua più profonda interiorità analizzando il suo infrenabile amore per Maria? Forse avrà saputo scrutare vari segni che lo Spirito spargeva sul suo cammino. Nella sua preghiera e nel suo silenzio li avrà interpretati e si sarà convinto che ciò che Maria portava in grembo non poteva essere dovuto ad un intervento umano, ma solo all’azione divina dello Spirito.

Io non voglio eliminare ogni possibile intervento “miracolistico” dell’angelo che informa Giuseppe, ma in questo modo ci si domanda perché lui sì e noi no? Noi le scelte le dobbiamo cercare con la fatica di tutti, dipanando dubbi e nebulosità. Dio non ci dà sconti nell’esplorare le scelte. Esige e domanda tutta la nostra riflessione e sofferta responsabilità. Penso che così sia stato anche per Giuseppe, come per Maria e pure per Gesù. Non ci sono state neanche per loro illuminazioni prodigiose. Hanno dovuto pure loro cogliere i segni che Dio semina nella vita e nei fatti. Hanno colto gli appelli e li hanno interpretati dentro l’oscurità di tutti. L’intelligenza e la preghiera sono le condizioni per discernere correttamente. Occorre una intelligenza orante o una preghiera intelligente. La verità è il segreto nascosto nel mondo, e la preghiera ne è l’accesso umano. Preghiera intesa non come “preghiere” ma come il sintonizzarsi con il pensiero di Dio, con profonda concentrazione.

  • “Giuseppe prese con sé la sua sposa”. Alla fine del sofferto percorso di riflessione, Giuseppe si è convinto che il bambino che aspettava non proveniva dal fattore umano ma dallo Spirito; ciò nonostante tenere un figlio non suo, anche se proveniva dall’alto, non era consentito dalla legge. La legge giudaica era severa: un uomo non poteva ospitare una donna, anche se sposa, che portasse in grembo un figlio proveniente da altrove. E Giuseppe, e qui sta la sua seconda grandezza, va contro la legge per amore di Maria e per dare ospitalità anche educativa al figlio: preferisce la persona alla legge. Davanti alla legge Giuseppe è impuro e forse così sarà stato giudicato dalla gente, ma egli non guarda il giudizio esterno, guarda il bene della persona, delle persone. Sembra echeggiare “ante litteram” il messaggio di Gesù: “Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato”.  Giuseppe non è un uomo insignificante, come la letteratura cristiana l’ha tratteggiato, quasi passivo, solamente esecutivo di ordini: è invece, una persona che ha saputo pensare per discernere la presenza dello Spirito e che poi ha avuto il coraggio di disobbedire alla legge per amore di Maria, possiamo dire per amore dell’uomo. Mi risuona la grande affermazione di Bonhoeffer con la quale ha giustificato la sua decisione di sopprimere Hitler: “Vi sono dei momenti in cui un cristiano è chiamato ad essere peccatore per amore dell’uomo”. Forse sarebbe giusto dire ”apparire peccatore”, perché quando una scelta è fatta per amore, non è mai peccaminosa ma sempre altruistica. Pure Gesù trasgredendo le leggi appariva peccatore, bestemmiatore. Ma Gesù preferisce il bene della persona al rispetto della legge.

Forse Gesù è arrivato a tanto perché educato da Giuseppe.

Due piccoli impegni:

– Di fronte a ciò che ci sconcerta non giudicare ma mettersi a pensare.

– Mettere l’amore alla persona prima di ogni regola o legge.